La montagna dei tedeschi

Percorrendo la strada nazionale tra Bologna e Firenze, arrivati in prossimità del passo della Futa, solo gli sguardi più attenti potranno scorgere, tra le cime degli alberi, una sorta di vela protesa verso il cielo. Questa costruzione, che da alcune prospettive assomiglia ad una vela, è la parte più alta del Cimitero militare germanico del passo della Futa, ovvero Deutscher soldatenfriedhof futapass.
Su questa collina sono infatti stati raccolti i resti di oltre 30.000 soldati tedeschi, provenienti da oltre 2.000 comuni italiani, caduti in Italia, durante i combattimenti delle linea Gotica. Inizialmente, furono sepolti in fosse comuni e cimiteri improvvisati, sorti in prossimità dei luoghi di battaglia. Alcuni corpi invece sono rimasti tra i monti dei combattimenti e ritrovati solo a distanza di molti anni.

La lotta fu dura, le perdite notevoli da ambo le parti, poi la spiaggia diventò silenziosa e sulle strade che portavano alle città si passava appena in mezzo a carcasse d’auto, armi buttate in fretta e corpi di soldati caduti. Restavano esposti al sole, abbandonati sui campi e sulle rive del mare, raccolti in fosse provvisorie. Amici, nemici, tutti insieme lungo le pendici dei monti.

“Europa per la libertà” di E. Milano e G. Salvi (RAI, 1965)

Infatti, nell’immediato dopoguerra, le sepolture dei nemici non erano certo una priorità. In Italia, come negli altri Paesi, l’urgenza era tutta per la ricostruzione.
Per la realizzazione di luoghi in cui venissero riuniti i soldati si dovette attendere il 1955, in quest’anno fu infatti ratificato un patto bilaterale, tra Italia e la Repubblica Federale di Germania, per la concessione reciproca di spazi per la costruzione di tombe di guerra. Ad oltre 10 anni dal termine del conflitto, si apre quindi alla possibilità di realizzare cimiteri e sacrari in località da concordare.
A partire dal 1957 vengono quindi realizzati in Italia diversi cimiteri di guerra per soldati tedeschi a Cassino, Pomezia, Castermago, Catania e quello del passo della Futa.

Stele all'ingresso del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Lapide all’ingresso del Soldatenfriedhof futapass – Fabio Gubellini © 2013

Deutscher soldatenfriedhof futapass

Il Cimitero militare germanico del passo della Futa è uno dei quattordici cimiteri di guerra di soldati tedeschi, caduti nella I e II Guerra Mondiale, presenti in Italia. È il più grande per numero di soldati riuniti, e l’ultimo ad essere realizzato ed inaugurato il 28 giugno del 1969.
Come tuti i cimiteri di guerra tedeschi è di proprietà dell’ente privato Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, associazione umanitaria tedesca, fondata il 16 dicembre 1919, riconosciuta come servizio pubblico, il cui scopo è la manutenzione delle tombe delle vittime di guerra. Tale ente nasce per dare un degno riposo agli otre due milioni di soldati tedeschi morti durante la prima guerra mondiale.
Un primo progetto per questo cimitero è affidato all’architetto storico del VDK, Robert Tischler, tuttavia la sua interpretazione di questo luogo non ha incontrato il benestare della autorità italiane e delle popolazioni locali, perché risultava ancora troppo forte il messaggio volto alla glorificazione delle gesta compiute e all’esaltazione dell’onore militare.
il progetto definitivo e la realizzazione del Deutscher soldatenfriedhof futapass è stato successivamente affidato ad un giovane architetto, Dieter Oesterlen. Il cimitero del passo della Futa è quindi l’unico cimitero germanico in Italia ha non essere stato realizzato da Robert Tischler, storico architetto paesaggista del VDK.
In dissonanza rispetto alla generazione precedente, Dieter Oesterlen progetta un sacrario diverso dagli altri cimiteri militari tedeschi realizzati sul territorio italiano.
In questo luogo non compare nessuno degli elementi che caratterizzano i sacrari costruiti durante la repubblica di Weimar e durante il periodo nazista. Infatti, in seguito ai tremendi episodi del secondo conflitto mondiale, nasce, in una Germania profondamente sconvolta, l’esigenza di non realizzare un luogo celebrativo e monumentale volto esclusivamente alla glorificazione degli “eroi”.
Alla base del progetto di Oesterlen vi è l’integrazione con il paesaggio, il cimitero non stravolge la forma del paesaggio, ma piuttosto l’asseconda e si amalgama con questo. Ulteriore elemento fondante del progetto è l’integrazione che si ritrova nel tema della spirale, presente nel cimitero, con un muro di pietra grigio verde, arabescato dai licheni, che avvolge chi vi entra, portandolo fino al cuore del sacrario, dove si trova la cripta.
Nessun elemento, o simbolo, in questo cimitero vuole indurre i visitatori ad esprimere un giudizio su quello che è accaduto in quel periodo ne, tanto meno, a glorificare le gesta compiute dai soldati che riposano in questi campi.
Tutto è riportato ad una estrema dimensione di umanità e pace, in cui gli stessi soldati risultano essere le vittime di un destino più grande di loro.
Al cimitero della Futa non ci sono libri di onore, tutto è più spoglio, sobrio, soffuso rispetto agli altri cimiteri di guerra germanici.
Beati gli afflitti perché verranno consolati“, queste sono le uniche parole oltre al verbo riposare che vengono offerte alle persone che visitano questo luogo.

Edificio apicale del cimitero militare germanico del Passo della Futa in mezzo alla nebbia
Sentiero di accesso al sacrario del cimitero – Fabio Gubellini © 2013
Iscrizione sul muro perimetrale del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Iscrizione su muro perimetrale del cimitero – Fabio Gubellini © 2013
Muro perimetrale del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Muro di cinta che avvolge il cimitero in una spirale di pietra – Fabio Gubellini © 2013
Campi di lapidi del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Campi di lapidi nel cimitero germanico passo della Futa – Fabio Gubellini © 2013
Decorazioni del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Dettagli delle decorazioni dell’edificio apicale – Fabio Gubellini © 2013
La vela apiclae del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Edificio apicale del cimitero germanico passo della Futa – Fabio Gubellini © 2013
Edificio apicale del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Fregi e decorazioni dell’edificio apicale – Fabio Gubellini © 2013
Campi di lapidi del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Campi di lapidi nel cimitero germanico passo della Futa – Fabio Gubellini © 2013
Lapide del cimitero militare germanico del Passo della Futa
“Due soldati sconosciuti” lapide del cimitero germanico passo della Futa – Fabio Gubellini © 2013
Lapide memoriale del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Lapide commemorativa – Fabio Gubellini © 2013
L'accesso alla cripta del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Accesso alla cripta – Fabio Gubellini © 2013
Campi di lapidi del cimitero militare germanico del Passo della Futa immerse nella nebbia
Cimitero germanico passo della Futa – Fabio Gubellini © 2013
La natura e la memoria del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Cimitero germanico passo della Futa – Fabio Gubellini © 2013

Dai Totenburgen al Totenberg

Circa trent’anni passano dall’inaugurazione dei primi cimiteri di guerra germanici in Italia all’inaugurazione del cimitero della Futa. I cimiteri del Pordoi e di Quero vengono progettati negli anni Trenta. In questo periodo in Germania vi è la necessità di cancellare l’onta del trattato di Versailles, e, con l’avvento del nazionalismo, si impone una nuova forma per il lutto. Nascono così le Totenburgen – fortezze degli morti – in cui si fondono misticismo, esibizione di potenza e sacralità.
La follia della seconda guerra mondiale impone poi una nuova elaborazione per il lutto, volta alla sobrietà e all’umanità. Di questo periodo sono i sobri cimiteri di Pomezia, Cassino e Castermano, per arrivare infine all’elaborazione della Totenberg – montagna dei morti – del passo della Futa.

Il tempo è galantuomo, restituisce tutto a tutti

Edificio apicale del cimitero militare germanico del Passo della Futa
Sentiero di accesso al sacrario del cimitero – Fabio Gubellini © 2013

Dettagli del progetto

Fotocamera: Canon Eos 5D Mark III
Obiettivi: Canon EF 35 f/1.4 L
Periodo Realizzazione: Dicembre 2013

La montagna dei tedeschi, il libro

Grazie al servizio offerto dal sito internet Blurb.com, ho pubblicato il  libro fotografico “La montagan dei tedeschi“. Il libro ha un formato 18×18 cm, copertina morbida e contiene 30 pagine con testi e fotografie stampate su carta Premium.

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One Comment

  1. Le tue fotografie ci raccontano quello che sosteneva Platone ovvero che solo i morti hanno visto la fine della guerra. Un progetto davvero interessante.

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