A bordo pista

Il nome della città di Imola è profondamente legato al circuito del Santerno. L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, e gli eventi ad esso legato, hanno fatto conoscere Imola, cittadina in bilico tra Emilia e Romagna, al mondo interno. Gli imolesi sono uniti da un profondo sentimento di amore nei confronti di quel tracciato che tanta celebrità ha portato alla città. Purtroppo però sono ormai lontani i tempi in cui il Gran Premio di San Marino era un appuntamento fisso nel calendario della Formula1.
Negli ultimi anni infatti, la tappa primaverile di Imola, è stata sostituita con destinazioni più esotiche e strutture più moderne, ma dal minore fascino e senza storia. Non essere inserito nel calendario del mondiale di Formula1 ha di fatto portato il circuito del Santerno ad avere una minore notorietà. Nonostante questo, l’affetto che lega Imola al proprio tracciato non è mutato, ed è forte il legame che unisce, nel quotidiano, gli imolesi alla loro pista.
In questo percorso fotografico propongo una serie di immagini che raccontano questo rapporto vissuto a bordo pista.

A bordo pista, il libro

Grazie al servizio offerto dal sito internet Blurb.com, ho pubblicato il  libro fotografico “A bordo pista, immagini dal circuito di Imola“. Il libro ha un formato 18×18 cm, copertina morbida e contiene 38 pagine con testi e fotografie stampate su carta Premium.

Indice del progetto

Introduzione | La nuova zona paddock e il resto delle strutture | Imola a bordo pista | storia del tracciato | il circuito oggi | Dettagli

Introduzione

La presenza di una competizione in Autodromo, durante i fine settimana primaverili o estivi, è intuibile fin dal centro della città, il rombo dei motori è entrato a far parte della vita delle persone e accompagna la città durante le attività quotidiane. Non solo è possibile distinguere se stiano correndo moto o auto, ma le orecchie più allentate possono arrivare a capire la tipologia di motore. Oltre al sound, la seconda cosa che colpisce, avvicinandosi al tracciato, è l’odore degli oli e dei carburanti da competizione.
Possiamo dire che queste siano le Madeleine de Proust che legano gli abitanti di Imola al tracciato del Santerno.

Accesso al circuito da Viale Dante – © Fabio Gubellini 2020

La nuova zona paddock e il resto delle strutture

L’autodromo Enzo e Dino Ferrari accoglie i suoi visitatori con una zona box e paddock completamente rinnovata. I lavori di riqualificazione, che hanno interessato questa parte della pista, sono stati realizzati tra il novembre 2006 ed il settembre 2007. Tale ristrutturazione è stata eseguita sotto progetto del noto architetto tedesco, specializzato nella realizzazione di circuiti automobilistici, Hermann Tilke.
Tra le porzioni di strutture, sopravvissute ai lavori degli anni 2000, c’è la gloriosa Torre Marlboro. Il nome di questo edificio deriva dallo sponsor che negli anni ‘80 e ‘90 ornava gli spazi pubblicitari presenti sulla torre stessa. Nel 2020 questa torre è stata completamente dipinta con nuovi colori e livrea a sponsor Aruba. Accanto all’iconica Torre, e di fianco alla zona box, hanno trovato spazio edifici e attività commerciali e ricreative. Tra queste, la più importante, è sicuramente il Museo Multimediale Autodromo di Imola che ospita mostre ed iniziative legate al circuito del Santerno e alla sua storia. Il Museo è intitolato a Checco Costa, dirigente sportivo, che molto si è speso per la realizzazione del tracciato di Imola.
Questa nuova zona paddock proietta il circuito nelle competizioni dei prossimi anni; mentre le restanti  tribune e strutture, che risultano datate ed in parte non utilizzate, ripropongono quel sapore nostalgico delle corse degli anni ‘80 e ‘90.

Ingresso del Museo Multimediale Autodromo di Imola intitolato a Checco Costa – © Fabio Gubellini 2020
Muro adiacente alla corsia dei Box – © Fabio Gubellini 2020
Ex Torre Marlboro con livrea Aruba – © Fabio Gubellini 2020
Prospetto torre lato fiume con rampa delle scale – © Fabio Gubellini 2020
Muro di separazione con la pista e linea di traguardo – © Fabio Gubellini 2020
Dettaglio zona Paddock – © Fabio Gubellini 2020
Tribuna variante bassa – © Fabio Gubellini 2020
Cancello di accesso alla tribuna della curva delle Acque Minerali – © Fabio Gubellini 2020

Imola a bordo pista

A partire dalla visione di quel gruppo di pionieri, che nel secondo dopoguerra ebbero l’idea di realizzare un piccolo circuito sulla riva del Santerno, sono molteplici le generazioni di ragazzi di Imola che sono cresciute a bordo pista.Nel tempo si sono creati tantissimi modi per vivere questa lingua d’asfalto. C’erano i ragazzi arrampicati sui muretti e sulle reti per vedere le corse, e altri che lavorano nelle retrovie, tra ristori, punti di controllo e parcheggi.
Ogni persona viveva a modo suo questo rapporto, tra i tanti però, non è possibile non citare il nome di Pier Luigi Ighina, scienziato che, proprio all’interno del circuito di Imola, aveva realizzato un laboratorio, all’interno del quale conduceva esperimenti di modifica delle condizioni atmosferiche. I tentativi di Ighina di portare il brutto tempo nel giorno di gara non erano però da intendersi come un gesto di risentimento verso il circuito, ma come un tentativo di favorire le Ferrari in un momento in cui non risultavano competitive sull’asfalto asciutto.
Svaniti i fasti della Formula1, Imola vive un nuovo rapporto con l’autodromo meno frenetico e più intimo. La pista è diventata un’estensione della città, un luogo di ritrovo e aggregazione. Varie sono le giornate, lungo il corso dell’anno, in cui il tracciato è aperto ed accessibile alla cittadinanza a piedi o in bici. Le domeniche di gara, sono la meta di scampagnate fuori porta, per famiglie e innamorati, che vogliono trascorrere qualche ora di svago.
Anche i monumenti, sorti lungo il tracciato e dedicati ai tristi eventi del 1994, sono diventati spazi vissuti in pieno dalla cittadinanza; luoghi dedicati al ricordo e alla memoria di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger, meta di pellegrinaggio per molti appassionati di motori e che le persone di Imola hanno fatto propri, riconoscendone il valore di universalità.

Spettatori alla curva delle Acque Minerali durante il Campionato Italiano Velocità – © Fabio Gubellini 2020
Spettatori alla curva delle Acque Minerali durante il Campionato Italiano Velocità – © Fabio Gubellini 2020
Addetto riprese televisive durante il Campionato Italiano Velocità – © Fabio Gubellini 2020
La curva del Tamburello e l’ingresso della variante Villeneuve con la città sullo sfondo – © Fabio Gubellini 2020
Il monumento in ricordo di Ayrton Senna all’interno del parco delle Acque Minerali – © Fabio Gubellini 2020
Il monumento dedicato a Gilles Villeneuve – © Fabio Gubellini 2020
La tribuna della curva Tosa intitolata a Roland Ratzenberger – © Fabio Gubellini 2020

Storia del tracciato

Le competizioni motoristiche arrivarono ad Imola molto prima della nascita del tracciato del Santerno. Dapprima, tra le due guerre, le corse erano disputate sulle strade cittadine del circuito “Tre Monti”. Nel secondo dopoguerra, Checco Costa, allora presidente del Moto Club di Imola, capì per primo che le gare motoristiche, su strade aperte al pubblico, non avrebbero avuto vita lunga. Fu allora che, insieme ad un gruppo di pionieri, tra cui si ricordano i nomi di Ugo Montevecchi, Graziano Golinelli, Gualtiero Vighi, Alfredo Campagnoli e Tonino Noè, nacque l’idea di sviluppare un impianto più valido tecnicamente, più sicuro e spettacolare per il pubblico.Il circuito del Santerno, nella forma simile a quella di oggi, è ufficialmente inaugurato il 25 aprile del 1953, con la gara motociclistica denominata Coppa d’Oro Shell. Nel 1963 ha ospitato per la prima volta un Gran Premio di Formula1, altre manifestazioni motoristiche di primo piano approdate sul circuito imolese sono state il Motomondiale, nel 1967, il Campionato del Mondo Superbike, nel 2001 e il Campionato Mondiale Gran Turismo, nel 2005. Nel 2006 è stato disputato l’ultimo Gran Premio di Formula1 di San Marino.
Il tracciato del Santerno fu intitolato, nel 1970, a Dino Ferrari, figlio di Enzo prematuramente scomparso. Poi, successivamente alla morte del Drake nel 1988, il nome è stato definitivamente modificato in quello attuale: Autodromo Enzo e Dino Ferrari.
Fu proprio lo stesso Enzo Ferrari, che in prima persona si spese  per la realizzazione di questo circuito, a definirlo “un piccolo Nurburgring” per via della caratteristica di avere molteplici curve in contro pendenza.
Molti sono gli episodi che legano la storia del tracciato di Imola alla storia della Formula1. Nel 1982Gilles Villeneuve, pilota al quale è dedicata una variante del circuito, disputa su questa pista la sua ultima gara. Oltre a questo aneddoto, sono altri tre gli eventi che hanno reso tristemente celebre la pista del Santerno. Il primo di questi è l’incidente di Berger alla curva Tamburello nel 1989, mentre i restanti hanno segnato il tragico week end del 1 maggio del 1994 e sono gli incidenti di Ratzemberger e Senna.
Il circuito di Imola non è, però, solo legato alle gare motoristiche, nel 1968, il tracciato e le strade vicine ad esso hanno ospitato i Campionati del mondo su strada di ciclismo, vinti da Vittorio Adorni
Nel passato recente del circuito è da ricordare l’unica gara disputata in Superbike da Marco Simoncelli nel 2009.

Lavori di demolizione dei vecchi box – © Fabio Gubellini 2007
Lavori di demolizione dei vecchi box – © Fabio Gubellini 2007
Marco Simoncelli cade alla curva Tosa durante la gara di Superbike – © Fabio Gubellini 2009

Il circuito oggi

I problemi legati alla pandemia del nuovo coronavirus, e alle conseguenti difficoltà di spostamenti, hanno profondamente sconvolto i calendari delle principali competizioni del 2020.
Dopo le iniziali difficoltà vissute in Italia, il Paese ha dimostrato di saper reagire meglio rispetto ad altri, in Europa, e nel resto del mondo. Per questo motivo sono stati spostati ad Imola due eventi sportivi molto importanti.
Il primo è la competizione ciclistica dei Campionati del mondo su strada 2020, mentre il secondo è il Gran Premio dell’Emilia Romagna di Formula1.
Il 2020 ha quindi riportato l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari ad ospitare quegli eventi di importanza internazionale, per i quali era stato progettato oltre settant’anni fa.

Targa ricordo di Ayrton Senna all’ingresso della zona Paddock – © Fabio Gubellini 2020

Dettagli del progetto

Fotocamere: Canon Eos 5D MkIV
Obiettivi: Canon EF 24-70 f/2.8 L II – Canon EF 70-200 f/2.8 L IS II
Periodo Realizzazione: settembre 2020
Pubblicazioni: La Repubblica Bologna

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